CAMPOLEONE UN ROSSO LEGGENDARIO di Filippo Iannarone

2 set

Ho conosciuto Ferruccio Lamborghini in un pomeriggio assolato di più di venti anni fa.
Ero di qualche minuto in ritardo sul nostro appuntamento e mi ero praticamente perso in un dedalo di strade sterrate tra i vigneti a ridosso delle colline a sud di Panicale. Un trattore era fermo sul ciglio di una di queste polverose strade e due operai in tuta da meccanici stavano esplorandone il cofano come se fossero in panne: scendo dalla mia vecchia Range Rover, chiedo dove avrei potuto trovare gli uffici dell’ingegner Lamborghini  ed il più indaffarato dei due operai sorride un po’ ironicamente e mi tende la mano dicendo semplicemente con inconfondibile accento emiliano “eccomi qua”.
Ferruccio Lamborghini amava le terre del Trasimeno, il suo buon ritiro e la sua ultima creatura aziendale: con quanto entusiasmo mi descrisse i vigneti ed il progetto del golf, indicandomi con ampi gesti delle mani le varie zone della tenuta e dove sarebbe sorta la club house.
Ripercorrendo quelle stesse strade sterrate molti anni dopo, i vigneti mi mostrano tutta la cura e la passione trasfuse dall’”Ingenere” alla figlia Patrizia Lamborghini: i filari di sangiovese, di merlot, di cabernet sauvignon e del familiare autoctono ciliegiolo si susseguono ben curati e con grappoli di grande promessa.
Di un vino non basta certamente la pur essenziale descrizione tecnica, un po’ algida e laboratoriale, e neppure la sontuosità delle dotte e raffinate recensioni di spiegazioni sensoriali olfattive e gustative per comprenderne la vera essenza, la vera anima e la vera godibilità: occorre la visione della sua terra, dei suoi filari, delle sue tinaie e delle sue botti, della sua gente.
Certamente per la Tenuta Lamborghini  è stata preziosissima la collaborazione con il grande wine maker Riccardo Cotarella: il Maestro del Vino ha impresso anche quella necessaria autorevolezza alla gamma di cantina per la giusta considerazione nei cenacoli internazionali di valutazione dei vini  da Robert Parker in poi. Ed i riconoscimenti ed i premi non si sono fatti attendere per il vino più rappresentativo delle potenzialità dei vigneti e della cantina Lamborghini, il Campoleone appunto dal 1997.
Dopo qualche buona annata questo pregiato vino nel bicchiere si appalesa nel bicchiere di colore rosso violaceo con notevoli profumi  di frutti di bosco, liquirizia, vaniglia, cacao, persistente ed intensamente fruttato.
Al palato si conferma pieno, ampio e vellutato con tannini eleganti in buona evidenza ed una piacevolissima persistenza.
Ed ecco alcuni dettagli tecnici del Campoleone
* Uve utilizzate:
50% Sangiovese e 50% Merlot da vigneti con densità di 5500 ceppi/ettaro e rese per pianta non superiori a 1 kg.
* Macerazione di ventidue giorni a contatto con le bucce
* Fermentazione malolattica in barrique
* Affinamento:
separatamente 12 mesi in barrique di rovere francese nuove , seguiti da 6 mesi di affinamento in bottiglia
* Possibilità di invecchiamento:
15 anni
Il suggerimento del sommelier: se trovate l’annata 2001 acquistatela subito, è magnifica e si abbina meravigliosamente ad uno stracotto di manzo: nel nostro Ristorante Dolium è un abbinamento quasi d’obbligo con la guancia di vitello brasata al sangiovese.

EUROCHOCOLATE 2010 CHE ZIP !

2 set

E con questa edizione siamo a quota diciassette: ovvero da diciassette anni Perugia diventa la capitale del cioccolato e la meta preferita degli amanti del cioccolato. Cosa non si fa per inebriarsi della calda ed avvolgente emozione di una cioccolata ? Ad esempio già la star della letteratura tedesca e grande amante dell’Italia e del bel viaggiare, Johann Wolfang Goethe, affermava con grande passione che “chiunque abbia bevuto una tazza di cioccolato ben resiste a una giornata di viaggio”…e allora che si aspetta ? si corra a Perugia la città tutta di cioccolato dal 15 ottobre al 24 ottobre e si conquisti il gusto preferito di nero fondente oppure di gianduia oppure al glorioso latte, cioccolato apportatore di benefici e salute tanto da far dire ad un gaudente famoso come Fidel Castro che il tabacco, certo, può uccidere, ma la cioccolata, oh si la cioccolata, certo che no !
Quest’anno la irresistibile fantasia degli organizzatori ha trovato come “claim” –  terribile termine anglofobo che nel linguaggio del marketing vuole indicare la promessa principale fatta ai consumatori, agli utenti o a qualsiasi destinatario di una campagna di comunicazione  – lo ZIP Viaggio Lampo (termine molto, ma molto nazional popolare) nel Cioccolato in unione ad un logo dove il mondo, quello del cioccolato, si apre o si chiude o dischiude seguendo i denti (si, si proprio i denti) di una chiusura lampo ovvero di una Lampo ovvero di una Zip.
Così la genialità dell’organizzatore e del pubblicitario doveva chiudere inevitabilmente il cerchio dando al proprio pubblico di giovani a tutti i costi (anche per dovere e non solo per piacere) la chiave di volta di un termine informatico, il file ZIP, ovvero il file compresso scrigno di una espansione codificata e precisamente immutabile, per comprendere in linguaggio mail , piuttosto che sms o mms, la realtà presentata come show, in questo caso lo show del cioccolato e meglio ancora lo show business del cioccolato.
Ma zip o non zip, zip aperta o zip chiusa, zip dentata o zip multimediale, attenzione la cornice può cambiare, la variazione si può accettare, il contest può mutare, ma ad una sola condizione e con un solo fine: il piacere del cioccolato e della cioccolata, prodotto della natura e della tecnica fantasiosa ed ingegnosa dell’elaborazione umana.
Ed ecco allora convergere su questo piacere tutte le tante ed importanti iniziative di Eurochocolate come “Costruttori di Dolcezze” e “Eurochocolate World”,  ancora “Viaggiare con Gusto” e lo storico ormai mitico “Chocolate Show” e tanto altro ancora. In ogni caso sempre e comunque l’importante, l’essenziale, l’imprescindibile è il cioccolato e la sua magica potenza nella piacevolezza sensoriale dispiegata armonicamente e persistentemente. 

IL SUGGERIMENTO di Filippo e Rosemarie Iannarone: 
godersi Eurochocolate con il trasporto pubblico o con il taxi e perché no con la nostra navetta da Villa di Monte Solare al minimetro, una eccellente monorotaia fino al cuore di Perugia, ovviamente il cuore del cioccolato. 

 

Carsulae bellissima colonia romana

14 lug

La scoperta di un nuovo itinerario contiene in sé già una forte emozione per il viaggiatore attento, la scoperta di un sito archeologico rafforza tele emozionalità in un diadema di importanti memorie e connessioni riportate dalla storia, la scoperta di  un habitat inalterato nei secoli e di un paesaggio originario costituisce un sopraffino piacere sensoriale e culturale al contempo.
Ebbene tutto ciò si ritrova a Carsulae, colonia e città romana, certamente uno dei siti archeologici romani di maggiore importanza e spettacolarità in Italia.
Carsulae si raggiunge facilmente dalla Villa di Monte Solare percorrendo la E45 in direzione di Terni e, superata Acquasparta, uscendo a Sangemini.

Carsulae veduta aerea

Carsulae aerial view

 Immediatamente appare di Carsulae la favorevolissima posizione geografica, protetta come è ad est dalle pendici del poggio Chicchirichi, propaggine meridionale dei vicini e visibili Monti Martani, e spaziando su un pianoro appena ondulato in direzioni aperte ad ovest, a nord e a sud, ponendosi sulla vallata del torrente Naia, un immissario del Tevere.
Già dalla sua posizione geografica e dalla vista del territorio circostante si intuisce come la vis conservativa di questo sito archeologico sia sostanzialmente da ascrivere all’assenza di altri centri urbani in una ragionevole distanza per il riutilizzo, in questo caso mai avvenuto, dei materiali da costruzione lapidei e dei correlativi ornati. Ecco che Carsulae appare pressocchè integra, non commistionata dai vissuti di epoche successive a quella romana, e consente al visitatore l’immediata lettura del suo articolato impianto urbanistico e del tessuto funzionale dei diversi edifici pubblici, religiosi, privati e commerciali fino alle terme ed alla necropoli.
La via Flaminia attraversa interamente Carsulae, da Nord a Sud, costituendone la infrastruttura di maggior rilievo visivo e, data la pressocchè totale integrità della sua pavimentazione, insieme al paesaggio intatto ed indisturbato da intrusioni posteriori, offre un quadro di ineffabile bellezza.

Ai lati della via Flaminia si incastonano nei verdi prati le gemme monumentali: i templi gemini, il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro, l’Arco di San Damiano, le terme, le cisterne e le tombe monumentali.
Carsulae, citata da Stradone e da Plinio il vecchio,  costituisce quindi lungo la via Flaminia ed in funzione di essa, un importante centro di aggregazione.
Ma è noto  che già in epoca preromana le popolazioni native residenti sulle colline e nelle campagne vicine avevano inurbato il suo territorio sin dalla media età del bronzo, con insediamenti su posizioni forti, al culmine di rilievi dominanti le sottostanti pianure e le vie naturali di comunicazione.
L’apertura della via Flaminia, tracciata fra il 220 e il 219 a.C., fu quindi un momento di ulteriore importante sviluppo per le popolazioni locali.
I movimenti commerciali ed in genere i trasporti di merci e persone lungo la Flaminia, fra Roma e l’Adriatico e più in generale verso l’Italia settentrionale, furono motivo di avvicinamento di queste popolazioni a ridosso dell’asse viario e delle sue zone limitrofe. 
Gli scavi, susseguitisi in vario modo spesso improprio a partire dal XVI secolo, culminati nelle campagne archeologiche tra il 1951 e il 1972, hanno fatto riemergere nella ferace vallata non solo la descritta notevole quantità di monumenti e di infrastrutture, ma anche una serie di iscrizioni di vario genere, dalle quali univocamente appare la storia di un municipio prospero ed anche dotato di iniziativa politica, con i ruoli svolti dalle magistrature di derivazione romana e l’associazionismo mercantile, di una vivacità simile a quello ben rappresentato nei mosaici del porto di Ostia Antica. La complessa  struttura urbanistica raggiunge l’apice della sua vastità e della sua valenza nel periodo augusteo: ad allora risalgono gli importanti eventi dell’ottenimento della costituzione municipale e dell’ assegnazione alla tribù Clustumina.
A partire dalla fine del III secolo d. C. nessuna fonte, documentaria o epigrafica, cita Carsulae, seppure la città facesse parte della regione Tuscia et Umbria.
Infatti, la decadenza di Carsulae e il suo abbandono iniziano dal quarto secolo a ragione della perdita di importanza del ramo occidentale della Flaminia, a beneficio di quello per Interamna e Spoletium. ovvero il percorso cosiddetto “orientale” della Via Flaminia. La distruzione di Carsulae è connessa poi ad un cataclisma naturale, un violento terremoto comprovato dalle risultanze degli scavi archeologici.
Carsulae neppure risulta essere mai stata sede vescovile e l’unica traccia cristiana fu data nella tarda trasformazione di un edificio romano nella chiesetta di San Damiano, anomalia storica perfettamente integrata nel mirabolante quadro paesaggistico.
IL SUGGERIMENTO di Filippo e Rosemarie Iannarone, viaggiatori incliti:  l’escursione a Carsulae ben si combina con la visita del giacimento fossile di Dunnarobba, luogo per intenditori del tempo e delle leggi dell’universo.

UMBRIA JAZZ 2010 A LUGLIO DIECI GIORNI DI GRANDE MUSICA

13 lug

Nel cuore dell’estate e nel cuore verde d’Italia, l’Umbria un appuntamento musicale divenuto ormai un classico impedibile per gli amanti del genere musicale e non solo: un festival jazz tra gli eventi musicali di maggiore importanza in Italia ed in Europa in una cornice fantastica di pubblico e di location spettacolari.

Era il 1973 quando la prima edizione di Umbria Jazz si rivelò nel panorama musicale un evento di grande prospettiva musicale e di grandi proposte per un pubblico maturo per meritare appunto la gratificazione di grandi artisti provenienti da tutto il mondo in un susseguirsi di kermesse musicali a perdifiato.
Le edizioni di Umbria Jazz negli anni successivi hanno confermato sempre l’elevata qualità del cartellone proposto, delle performances degli artisti e del crescente successo di pubblico e di critica, ma soprattutto la grande musica goduta dagli appassionati di jazz.

umbria jazz dancers

umbria jazz dancers

Come da tradizione l’Arena di Santa Giuliana ospiterà i concerti di grande attrazione di pubblico e per la serata finale, con ingresso gratuito, l’evento “Sons e Movimentos do Desejo”.

Altri luoghi ben noti agli habituées di Umbria Jazz continueranno ad affascinare con la loro acustica come il Teatro Morlacchi e l’Oratorio di Santa Cecilia: Così come sono imperdibili gli ormai tipici abbinamenti tra note musicali ed enogastronomia alla Bottega del Vino, al Ristorante La Taverna e all’Hotel Brufani. Una sempre speciale menzione deve farsi per il più caratteristico spettacolo tra le vie storiche del centro di Perugia: la ormai tradizionale street parade della brass band di New Orleans, con le sue spettacolarità e le sue inconfondibili tonalità rappresentative della storia e delle radici culturali del jazz.

Anche per l’edizione 2010  il cartellone annovera talenti artistici e musicali di eccezione e tra gli altri Sonny Rollins, Pat Metheny, Chick Corea, The Manhattan Transfer, Herbie Hancock, Roy Argrove. Ed ancora grandi espressività vocali come le voci di Tony Bennett e Mario Biondi o il grande jazz Italiano con Enrico Rava e Stefano Bollani. In queta edizione un nome, poi, su tutti Mark Knopfler , vero e proprio protagonista della storia del jazz.
Show nello show saranno quest’anno i compleanni di Sonny Rollins, ottanta anni, e Herbie Hancock, settanta anni, per non dire della celebrazione dei quaranta anni di sodalizio artistico dei Manhattan Transfer.

Una particolare menzione merita anche la serie dei concerti dedicati agli artisti ECM, la casa discografica tedesca riconosciuta primeggiare per la qualità delle sue produzioni musicali, Ed, infine, last but not least l’omaggio alla musica del chitarrista gitano Django Reinhardt.
Buona musica e buon Umbria Jazz a tutti.

Oro a Montefalco si dice Colpetrone Gold Sagrantino d.o.c.g.

28 giu

Nel volgere di pochi anni Colpetrone è divenuta una delle cantine di spicco del comprensorio della zona D.O.C.G. di Montefalco per importanza della produzione, per apprezzamento della critica, per il successo di pubblico.

Certamente la diffusione sempre più accresciuta del Sagrantino ha contribuito alla positiva performance: il merito di questo vitigno autoctono tra i più antichi d’Italia ed il più ricco di preziosi tannini e polifenoli è valorizzato a Colpetrone da una lavorazione attenta e che ne esalta potenza ed unicità con una contestuale garanzia di eleganza ed equilibrio sensoriali.

Qui, infatti, nei sessantatre ettari di vigneti in splendida posizione ad una altitudine di 350 m. sul livello del mare e con una ottimale esposizione dei vigneti a sud-est, si sono adottati sistemi di allevamento dei vitigni, con forma a cordone speronato e con una densità tra i 4000 ed i 5000 ceppi per ettaro, di notevole valenza qualitativa con una produzione media di 60 quintali per ettaro, ovvero una produzione media inferiore di circa il 25% inferiore al limite massimo di ottanta quintali fissato dal disciplinare.

Ed è proprio qui che, grazie ad un terroir del tutto particolare e limoso, il vitigno Sagrantino assume caratteristiche organolettiche assolutamente originali ed irripetibili.

In uscita da poche settimane in prima annata COLPETRONE GOLD SAGRANTINO D.O.C.G. è certamente il miglior frutto dell’esperienza maturata in anni di lavoro in questi vigneti di Montefalco dall’ Enologo Lorenzo Landi e dagli Agronomi Franco Fierli e Roberto Zampieri.

Gold sagrantino rappresenta certamente il capolavoro creativo e distintivo della Cantina Colpetrone, racchiudendo in sé il meglio della produzione in vigna, poichè viene prodotto solo nelle annate migliori dei vigneti storici Santa Maria del Fico e San Marco; dove l’esposizione ed il particolare microclima completano il background qualitativo.

Gold Sagrantino in degustazione risulta meritatamente essere un vino estremamente ricco, dal colore intenso, con profumi di frutta rossa e spezie, rivelando al palato l’eleganza e la struttura propria e distintiva del territorio di provenienza.

In pochi anni da eccellente investimento Gold Sagrantino diverrà il prestigio di un bere raffinato per abbinamenti enogastronomici di alto profilo.

COLPETRONE GOLD SAGRANTINO D.O.C.G. 2005

  • Uvaggio: Sagrantino 100%
  • Affinamento: 12 mesi in barrique di rovere francese, seguiti da 24 mesi di bottiglia dopo un breve passaggio in acciaio inox
  • Possibilità di invecchiamento: oltre 15 anni

IL SUGGERIMENTO DEL SOMMELIER

Acquistare subito questo vino importante anche nel formato magnum da 1,5 litri ovvero il formato ideale per il migliore invecchiamento nella propria cantina.

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Dal miele la bellezza per l’estate

26 giu

La saggezza dei rimedi naturali e l’estetica professionale per la salute e la bellezza.

di Roberta Sini estetista responsabile de “Le Muse Beauty e Spa”

L’Estate si sa è la stagione delle api e del loro incessante e paziente lavoro da fiore in fiore : una enorme quantità di lavoro con molteplici attività benefiche nella catena degli equilibri naturali della vita campestre. certamente di queste attività le più note sono la produzione del miele e della pappa reale.

Soffermiamoci sul miele, sinonimo di dolcezza ed alimento dalle ineguagliabili virtù anche salutiste con tanti diversi positivi effetti sul metabolismo dell’uomo.

Tra le altre proprietà il miele è considerato uno dei migliori tra l’estesa gamma di cosiddetti “rimedi naturali”: infatti il miele era già noto nell’antichità più lontana tra i più importanti ed efficaci unguenti per curare ferite ed ustioni sulla pelle, particolarmente quelle superficiali e ciò proprio grazie alla incredibile azione di rigenerazione cellulare innescata dal miele stesso. Di tale saggio rimedio naturale ne sono testimonianza addirittura numerosi ritrovamenti di antichi papiri egizi a riprova dell’utilizzo non solo alimentare fin dai tempi di una delle culle più importanti della civiltà. E di tale medicamentoso utilizzo del miele si potrebbe giustamente costruire una monumentale antologia presso i Greci prima e poi presso i Romani.

Negli ultimi decenni, superato il modernismo della produzione farmaceutica di impostazione industriale, sempre più intenso e costante è stato lo svilupparsi di un giusto ritorno alla valorizzazione delle proprietà di tanti prodotti naturali: ed ecco il miele, il finissimo prodotto del lavorio delle api, ritornare ad essere ingrediente primario di molti cosmetici. Questo più che giustificato revival dei prodotti naturali, ed in particolare del miele, ha accresciuto enormemente l’utilizzo del miele stesso allo stato puro nell’ambito di moltissimi trattamenti offerti dai migliori centri di estetica e dai più qualificati centri benessere.

Il miele, l’oro dolce delle api, ha quindi, grazie ai suoi tanti componenti, molteplici e pregevoli qualità a tutto beneficio della pelle. La pelle, come ben si sa, cambia le proprie caratteristiche e le corrispondenti necessità di cure durante tutto l’arco dell’anno a seconda delle diverse stagioni.

Con l’arrivo dell’estate è maggiore il contatto con l’aria, con il sole, con l’acqua e, conseguentemente, è importante mantenere la pelle ben idratata e nutrita per aumentarne le sue difese naturali e anche migliorarne l’aspetto ed il miele si rivela facilmente in questo un ottimo alleato.

Tra le proposte de “Le Muse Spa & Beauty” da anni in Estate riscuote un ottimo successo proprio un piacevolissimo massaggio del corpo al miele, un massaggio che come il suo ingrediente base si rivela lentamente dolce, intenso, avvolgente.

Il risultato è realmente garantito grazie ad una perfetta sinergia di benessere azionata sulla pelle secca e stressata. La ricetta di base è realmente semplice e naturale con una saggia combinazione di miele di acacia e di castagno, pappa reale e melata di Metcalfa, ovvero un concentrato naturale di zuccheri, proteine, enzimi, vitamine e aminoacidi con alto valore biologico, insieme a sali del Mar Morto ed a olio di mandorle dolci ed estratti vegetali..

Un trattamento polifunzionale con azione non solo ristrutturante, calmante e protettiva ma anche con ulteriori effetti drenanti e riattivanti della circolazione superficiale. Grazie a queste azioni la pelle si rinnova e si nutre in profondità rimanendo allo stesso tempo compatta e piacevolmente setosa e positivamente predisposta per gioire del sole dell’estate.

Il fornitore della ricetta di base è Gerard’s, casa cosmetica da sempre all’avanguardia nel coniugare estetica e relax. Il massaggio al miele è un trattamento consigliato a chi, a tutte le età, desidera una pelle idratata, rinfrescata e giustamente irresistibile.

Crema di Piselli con ricotta, olive e pomodoro

25 giu

Crema di piselli con ricotta di pecora alle olive e pomodoro concassè

Una ricetta dello Chef Nicola Fanfano proposta dal Ristorante Dolium

A cavallo tra la fine della Primavera e l’inizio dell’Estate l’orto si arricchisce di perle verdi preziose per la salute e ricche di delicati sapori per il palato: i freschi piselli da sgusciare con tanta pazienza e dedizione, da sgusciare anche in compagnia di una buona musica.

Dall’ingrediente base ecco una ricetta fresca, delicata e saporita, arricchita dalla ricotta di pecora particolarmente gustosa grazie alla varietà e bontà delle erbe dei pascoli primaverili e dalla tipica squisitezza mediterranea delle olive snocciolate ed un tocco di pomodoro concassé.

Una ricetta di semplice esecuzione, ricca di profumi e di bell’aspetto nel servizio in una tavola piacevolmente ricca di apparenze floreali di stagione.

Ecco gli ingredienti per 4 porzioni:

  • 300 grammi di piselli freschi sgusciati
  • ½ cipolla
  • 200 grammi di ricotta di pecora
  • 40 grammi di olive nere snocciolate
  • 1 pomodoro Sanmarzano ben rosso
  • 1 uovo
  • foglie di alloro
  • un ciuffo di prezzemolo
  • 200 ml di brodo vegetale
  • olio extravergine di oliva
  • sale

Per una corretta esecuzione della ricetta:

  • soffriggere la cipolla in una pentola con l’olio extravergine di oliva ed una foglia di alloro;
  • all’indoratura della cipolla aggiungere i piselli sgusciati ed il brodo vegetale e portare a fine cottura, salare un poco
  • frullare il tutto ad immersione delicatamente con un minipimer
  • unire amalgamando la ricotta alle olive snocciolate e tritate finemente con il prezzemolo, l’uovo ed il sale
  • preparare con un doppio cucchiaio delle quenelle da passare poi in forno a 180°C per 5 minuti
  • servire in un piatto fondo la crema di piselli, tre quenelle di ricotta e a guarnire il pomodoro concassé a pioggia.

IL SEGRETO DELLO CHEF

Per non far ingiallire la crema di piselli e mantenerla di un verde acceso cuocere i piselli pochi minuti e quando si frullano aggiungere un paio di cubetti di ghiaccio, scaldarla soltanto all’ultimo minuto prima di servire.