Monte Solare
3 giu
Monte Solare tra leggenda e storia millenaria
Il Monte Solare è la più alta collina a Sud del Lago Trasimeno.
Certamente, l’importanza del Monte Solare è da riferirsi non tanto alla sua entità geografica quanto, invece, alla sua secolare tradizione. Il toponimo Monte Solare deriva, infatti, dalla consacrazione del monte alla divinità solare, il Dio Sole.
A metà degli anni 90, anche grazie all’attività dell’Archeologa Maria Cristina De Angelis, fu definitivamente accertata una importante presenza antropica sul monte risalente almeno al XII secolo a.C. : in particolare sulla sommità risultano visibili resti di mura e strutture facenti parte di un’area utilizzata per scopi cultuali e religiosi.In epoca etrusca intorno all’ VIII secolo a.C. sulla sommità del monte fu collocato un obelisco di pietra serena con un imponente pinnacolo metallico: l’obelisco aveva la funzione di calendario solare con iscrizioni e rilievi sui quattro lati corrispondenti ai quattro punti cardinali.
L’obelisco fu ritrovato nel 1642 dopo oltre 20 secoli in un monastero di una vicina città : qui è tuttora visibile la parte lapidea, mentre i resti del pinnacolo metallico si trovano nel Museo della Civiltà Etrusca a Roma. La posizione dell’obelisco, visibile in una vastissima area del contado, corrispondeva alla sommità di una triade disposta sull’asse Nord-Sud ove si rinvengono a Nord il colle di Montalera, toponimo riferito alla divinità greca Era, ovvero a Giunone, ed a Sud il colle di Mongiovino, Mons Iovis, il monte consacrato a Giove ovvero al greco Zeus.
All’epoca romana risale l’ attribuzione ai luoghi di nomi mutuati dal Panteon greco-romano.
Ed, infatti, anche la valle prospiciente il Monte a Sud ricevette il nome di Muserale: si rinnovava il mito di Apollo, dio del Sole presso la tarda antichità greca, che discendendo dal Monte si ritrovava nella valle allietato dalle fini arti delle nove dee figlie di Zeus e di Mnemosine, a sua volta figlia di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra), nota anche come Armonia.
Al temine della valle di Muserale, nel sito del rinascimentale Santuario di Santa Maria di Mongiovino, i ritrovamenti risalenti all’epoca pagana e paleocristiana confermano l’indiscussa importanza delle positive energie spirituali di questo luogo e del suo circondario.
La Villa di Monte Solare, situata a mezza costa ad un altezza di metri 406 s.l.m., ha un nucleo originario risalente alla fine del ‘400.
La cappella gentilizia, dedicata a Santa Lucia, presente nei giardini, fu edificata alla fine del ‘500 ed è descritta in Cronache di Perugia nella prima decade del ‘600. Anche la maggior parte dei cascinali nella proprietà risalgono alla prima metà del ‘600: da alcune mappe coeve custodite nell’Archivio Vescovile di Perugia si ricavano tutti i toponimi descritti.
Dal 1730 in poi completa è la storia delle vicende della Villa di Monte Solare grazie alla nota successione dei proprietari a partire da Don Lorenzo Cagnoni fino agli attuali Filippo e Rosemarie Iannarone.
La Villa negli ultimi tre secoli fu la residenza delle nobili famiglie susseguitesi ed anche il centro amministrativo di una importante attività agricola.
La Villa di Monte Solare passò nel 1857 dai Conti Mancini di Panicale ai Conti Antonini di Sellano, e, successivamente a causa di dissesti finanziari di questo casato, ai Giommaroni Cherubini, che ne rimasero proprietari per circa un secolo fino quasi al finire del XX secolo, quando si estinsero.
La Villa presenta una tipica architettura settecentesca, così come pure la vicina Limonaia e la ripartizione dei giardini: il giardino formale, il giardino segreto ed i giardini di caccia. In questa ultima area del giardino, oltre ad importanti presenze botaniche, si trova un roccolo o ragnaia di particolare pregio.
La presenza secolare dei Giommaroni Cherubini svolse un ruolo particolarmente importante nel riordino colturale della grande azienda agricola con lavori di bonifica idraulica, l’introduzione della coltivazione estensiva della vite e la piantagione di grande quantità di gelsi, utili con i frutti ed il fogliame al mantenimento di un allevamento di bachi da seta.
Tali innovazioni avvennero mantenendo intatta la grandissima estensione coltivata di olivi plurisecolari, oggi sottoposti a speciale tutela ed inseriti nel censimento degli uliveti storici dell’Umbria.
